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La Notizia Giusta

Fotovoltaico e materiali

Un modulo in perovskite grande come un pannello vero: 22,0% certificato su 0,72 metri quadrati, e supera le prove di durata

Il problema che ha finora tenuto la perovskite in laboratorio non è l'efficienza della singola cella, ma quello che succede quando si prova a farne un pannello: i passivanti usati sulle superfici temono l'umidità e si distribuiscono male sulle grandi aree. Un gruppo dell'Università di Nanchino, insieme all'azienda Renshine Solar, riporta su Nature di aver sostituito quei composti con carbossilati di piombo, ottenendo moduli con efficienze certificate del 24,0% su 810 centimetri quadrati e del 22,0% su 0,72 metri quadrati, fabbricati in condizioni ambiente e promossi a tutte le prove IEC 61215.

Redazione La Notizia Giusta · come è stato prodotto Pubblicato
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Illustrazione editoriale astratta: un grande rettangolo blu ardesia diviso in strisce verticali regolari occupa la parte destra della scena, accanto a un quadratino nero molto più piccolo della stessa forma; tre linee rosse parallele scendono in diagonale sul rettangolo, su sfondo avorio.
Illustrazione generata con intelligenza artificiale: rappresentazione concettuale e astratta del salto di scala fra cella e modulo, non una fotografia reale del dispositivo.

Stato della verifica

Livello
ConfermatoA — confermato
Fonti consultate
3
Radici indipendenti
2
Fonte primaria
sì — articolo su Nature del 12 agosto 2026; letto il sommario, il testo completo è a pagamento
Fatti confermati
8
Dati riportati
4
Non confermato
0
Ultimo controllo
17 agosto 2026, 08:05

I dati principali — le due efficienze certificate, le due aree, la chimica del passivante e il superamento delle prove IEC 61215 — stanno nel sommario dell'articolo pubblicato su Nature il 12 agosto 2026 con identificativo 10.1038/s41586-026-10994-7, che è la fonte primaria e che abbiamo letto. Il testo completo è a pagamento e non l'abbiamo letto: tutto ciò che non compare nel sommario è segnalato come dato riportato e attribuito a chi lo dice. In particolare la misura in potenza, le dimensioni del pannello, la seconda serie di prove e il dato sul caldo umido vengono dal notiziario specializzato TaiyangNews e non sono verificati alla fonte primaria. La frase secondo cui si tratterebbe della migliore prestazione finora riportata per un fotovoltaico in perovskite scalabile è una rivendicazione degli autori contenuta nel sommario, non una nostra verifica.

In breve

Un gruppo dell'Università di Nanchino guidato da Hairen Tan, insieme all'azienda Renshine Solar e ad altri enti cinesi e canadesi, ha pubblicato su Nature il 12 agosto 2026 moduli fotovoltaici in perovskite con efficienze certificate del 24,0% su un'area di apertura di 810 centimetri quadrati e del 22,0% su un'area totale di 0,72 metri quadrati. I moduli hanno superato tutte le prove di affidabilità della norma IEC 61215.

  • L'articolo è uscito su Nature il 12 agosto 2026, con identificativo 10.1038/s41586-026-10994-7.
  • Il problema affrontato: gli alogenuri di ammonio usati come passivanti in laboratorio sono sensibili all'umidità e si distribuiscono in modo disomogeneo quando il rivestimento si stende su grandi superfici.
  • La soluzione proposta: carbossilati di piombo, in particolare dioleato di piombo, su una superficie di perovskite arricchita di ioduro di formamidinio grazie a un sistema di solventi ad alta tensione di vapore.
  • I risultati certificati sono due: 24,0% su 810 centimetri quadrati di area di apertura e 22,0% su 0,72 metri quadrati di area totale.
  • I moduli hanno superato tutte le prove di affidabilità IEC 61215; gli autori rivendicano la migliore prestazione finora riportata per un fotovoltaico in perovskite scalabile e industrialmente praticabile.

Da anni le celle solari in perovskite battono un record dopo l'altro su ritagli grandi come un francobollo, e da anni la domanda che conta resta senza risposta: che cosa succede quando quella stessa chimica va stesa su un pannello delle dimensioni di quelli che si montano su un tetto. L'articolo pubblicato su Nature il 12 agosto 2026 da un gruppo dell'Università di Nanchino, con l'azienda Renshine Solar, il Beijing Institute of Technology e l'Università di Victoria, prova a rispondere: due moduli, due efficienze certificate, e la serie completa delle prove di affidabilità superata.

Il problema: un passivante che teme l'umidità

Il sommario dell'articolo descrive con precisione l'ostacolo. I passivanti di superficie che funzionano meglio in laboratorio sono alogenuri di ammonio; sono però sensibili all'umidità, il che costringe a lavorare in atmosfera inerte. A questo si aggiunge che, quando il rivestimento viene steso su grandi aree con la tecnica a fessura, il passivante si distribuisce in modo disomogeneo. Le due cose insieme rendono difficile portare il trattamento di superficie su moduli di scala metrica fabbricati in condizioni ambiente.

Chiarimento

Passivare una superficie, nel fotovoltaico, significa neutralizzare i difetti che stanno dove il materiale si interrompe. In quei punti gli elettroni liberati dalla luce trovano trappole in cui ricombinarsi prima di raggiungere il contatto elettrico: energia assorbita che non diventa corrente. Il passivante è uno strato molto sottile che chiude quelle trappole. È un dettaglio invisibile che pesa moltissimo sul rendimento finale, e proprio per questo la sua distribuzione deve essere uniforme su tutta la superficie: una zona trattata male non abbassa un po' il risultato, lo limita.

La soluzione proposta e i numeri certificati

Al posto degli alogenuri di ammonio gli autori usano carbossilati di piombo, chimicamente stabili, e in particolare il dioleato di piombo. Lo applicano su film di perovskite la cui superficie si arricchisce naturalmente di ioduro di formamidinio grazie a un sistema di solventi ad alta tensione di vapore composto da 2-metossietanolo, 1,3-diossolano e dimetilsolfossido. Il risultato dichiarato nel sommario sono due moduli con efficienze certificate del 24,0% su un'area di apertura di 810 centimetri quadrati e del 22,0% su un'area totale di 0,72 metri quadrati, che hanno superato tutte le prove di affidabilità della norma IEC 61215.

Chiarimento

Due avvertenze sulla lettura di questi numeri. La prima riguarda l'area: l'efficienza di un modulo è quasi sempre inferiore a quella della cella migliore che lo compone, perché sul pannello si sommano le perdite dei collegamenti, i bordi inattivi e le disuniformità del rivestimento. Confrontare l'efficienza di un modulo con quella di una cella da laboratorio è un errore ricorrente. La seconda riguarda la parola «certificata»: significa che la misura è stata eseguita da un laboratorio indipendente accreditato con una procedura standard, non dal gruppo che ha costruito il dispositivo. È la differenza fra un dato dichiarato e un dato verificabile da terzi, e nel fotovoltaico è una distinzione che vale più di qualsiasi aggettivo.

Chiarimento

La norma IEC 61215 è il collaudo con cui si qualificano i moduli fotovoltaici destinati all'installazione a terra. Non misura quanto un pannello produce, ma se sopravvive: cicli di temperatura, umidità, carichi meccanici, grandine, esposizione prolungata. Superarla non equivale a dimostrare che un pannello durerà venticinque anni sul tetto; è la soglia minima che serve per potersi porre la domanda. Per la perovskite, materiale su cui la durata è la principale obiezione, arrivarci con un modulo di scala industriale è il punto della notizia più della cifra di efficienza.

Quello che i notiziari specializzati aggiungono

Riportato da TaiyangNewsIl notiziario specializzato TaiyangNews, in una rassegna del 13 agosto 2026, aggiunge dettagli che nel sommario non compaiono: il modulo più grande misurerebbe 1,2 per 0,6 metri e produrrebbe 158,4 watt in regime stazionario; le prove seguite sarebbero quelle delle norme IEC 61215 e IEC 61730, e i moduli conserverebbero il 98% dell'efficienza iniziale dopo 1.300 ore di prova a caldo umido a 85 gradi Celsius. Non abbiamo potuto verificare questi dati sul testo completo dell'articolo, che è a pagamento.

Riportato da Perovskite-InfoLa stessa rassegna specializzata elenca fra i partecipanti, oltre all'Università di Nanchino, al Beijing Institute of Technology e all'Università di Victoria, anche i partner industriali Renshine Solar, Shandong Energy Group, China Three Gorges Corporation e Jiangsu Fangyang New Energy Investment.

Attenzione

L'articolo scientifico non dice né quanto costerebbe produrre questi moduli, né in quali volumi siano fabbricabili, né quanto durerebbero sul campo oltre la durata delle prove di laboratorio. Un risultato pubblicato su una rivista non è un prodotto sul mercato, e la presenza di partner industriali fra gli autori non cambia questo punto: è un'informazione sul contesto, non una prova di industrializzazione avvenuta.

Perché è importante

  • Il salto non è di efficienza ma di area: il valore certificato più basso è quello ottenuto sulla superficie più grande, ed è quella la cifra che dice se la chimica regge fuori dal laboratorio.
  • La lavorazione in condizioni ambiente elimina la necessità dell'atmosfera inerte, cioè uno dei costi che rendono difficile immaginare una produzione di massa.
  • Il superamento delle prove di affidabilità sposta la discussione sulla perovskite dal rendimento alla durata, che è il terreno su cui il silicio ha vinto finora.

Domande dirette

Quanto sono efficienti questi moduli?
Il sommario dell'articolo su Nature riporta due valori certificati: 24,0% su un'area di apertura di 810 centimetri quadrati e 22,0% su un'area totale di 0,72 metri quadrati.
Che cosa cambia rispetto ai risultati precedenti sulla perovskite?
Non l'efficienza in sé, ma la superficie su cui viene ottenuta e le condizioni di lavorazione: gli autori sostituiscono i passivanti sensibili all'umidità con carbossilati di piombo e fabbricano i moduli in condizioni ambiente anziché in atmosfera inerte.
Significa che presto si compreranno pannelli in perovskite?
L'articolo non lo dice. Riporta due moduli certificati che hanno superato le prove IEC 61215 e non contiene informazioni su costi, volumi di produzione o durata sul campo oltre quella delle prove.

Fonti consultate

Le fonti indipendenti sono contate per radice: più testate che riprendono lo stesso comunicato valgono una fonte, non quattro.

Come abbiamo redatto questo articolo

Abbiamo raccolto le fonti elencate sopra e un redattore ha scritto il testo a partire dai soli fatti così raccolti, un supervisore indipendente ha riletto le fonti primarie senza influenze dal lavoro del redattore, e con una serie di controlli automatici deterministici ha verificato le soglie di verifica, la coerenza dei dati e ha soltanto integrato spiegazioni di dettaglio e approfondimento, senza mai aggiungere fatti. Abbiamo dunque pubblicato La Notizia Giusta Verificata su più fonti e Spiegata nel dettaglio.