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La Notizia Giusta

Paleoclima

La CO₂ raddoppiò e le foreste si diradarono: uno studio ricostruisce la chioma di 56 milioni di anni fa e misura un crollo del 61%

Un gruppo guidato dal Natural History Museum of Los Angeles County ha ricavato dalla forma delle cellule di frammenti di cuticola fossile quanto fosse fitta la chioma di una foresta del Wyoming 56 milioni di anni fa, durante il riscaldamento globale noto come Massimo Termico Paleocene-Eocene. Il risultato: un aumento all'inizio dell'evento, poi un crollo del 61% dell'indice di superficie fogliare in pochi millenni e una chioma più rada del 35% per decine di migliaia di anni. Il testo completo dello studio non è accessibile: i dati che riportiamo vengono dal comunicato degli enti che lo firmano e dalle riprese giornalistiche.

Redazione La Notizia Giusta · come è stato prodotto Pubblicato
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Illustrazione editoriale astratta: quattro file di cerchi scuri, fitte e sovrapposte a sinistra, si riducono a una sola fila di cerchi radi verso destra; sotto restano i tratti verticali dei tronchi su una linea di terra nera e, più in basso, una curva rossa sale e poi resta alta, su sfondo avorio.
Illustrazione generata con intelligenza artificiale: rappresentazione concettuale e astratta del diradamento della chioma, non una fotografia reale del fatto né una ricostruzione scientifica del paesaggio.

Stato della verifica

Livello
RiportatoB — riportato e attribuito
Fonti consultate
4
Radici indipendenti
3
Fonte primaria
esiste ma non è leggibile — la pagina dell'articolo su Science risponde 403
Fatti confermati
9
Dati riportati
4
Dati in conflitto fra le fonti
1
Ultimo controllo
17 agosto 2026, 07:30

La fonte primaria di questa notizia è l'articolo scientifico pubblicato su Science il 13 agosto 2026 con identificativo 10.1126/science.aec4776. La sua pagina risponde 403 e non siamo riusciti a leggerlo: per questo il livello resta B e non sale ad A, anche se i dati sono coerenti in tutte le riprese. Le tre radici che abbiamo potuto leggere sono il comunicato del Natural History Museum of Los Angeles County diffuso da EurekAlert, quello dell'Università del Wyoming e la ripresa del notiziario di Nature, cui si aggiunge quella di Gizmodo. Un dato è in conflitto: il notiziario di Nature indica un aumento della temperatura media globale fra 5 e 9 gradi Celsius, il comunicato dell'Università del Wyoming parla di circa 8 gradi Fahrenheit, che per nostra conversione valgono circa 4,4 gradi Celsius. Non sappiamo se le due cifre si riferiscano alla stessa grandezza: le riportiamo entrambe attribuite e non ne scegliamo una.

In breve

Uno studio pubblicato su Science il 13 agosto 2026, primo autore Regan Dunn del Natural History Museum of Los Angeles County, ha ricostruito quanto fosse fitta la chioma di una foresta del Wyoming durante il Massimo Termico Paleocene-Eocene, il riscaldamento globale avvenuto circa 56 milioni di anni fa. Dopo un infittimento iniziale, l'indice di superficie fogliare crolla del 61% nell'arco di pochi millenni e la chioma resta più rada del 35% per decine di migliaia di anni.

  • L'articolo è uscito su Science il 13 agosto 2026; primo autore Regan Dunn, del Natural History Museum of Los Angeles County, con Ellen Currano dell'Università del Wyoming fra gli autori.
  • Il luogo studiato è l'Hanna Basin, in Wyoming; i fossili sono stati raccolti in oltre dieci anni di campagne sul terreno.
  • Il metodo è nuovo: dalla forma delle cellule dell'epidermide conservate nei frammenti di cuticola fossile si ricava l'indice di superficie fogliare, mai calcolato prima in questo modo.
  • All'inizio dell'evento la chioma si infittisce; poi l'indice crolla del 61% in pochi millenni e resta più basso del 35% fino alla fine del Massimo Termico.
  • Gli autori sostengono che oggi la CO₂ viene immessa in atmosfera a una velocità di un ordine di grandezza superiore a quella dell'evento antico.

Cinquantasei milioni di anni fa la Terra ha attraversato un riscaldamento globale che i geologi chiamano Massimo Termico Paleocene-Eocene. Che cosa sia successo alla temperatura e alla composizione dell'atmosfera si sa da tempo. Che cosa sia successo alle foreste, invece, si poteva finora solo supporre: mancava un modo per misurare quanto fosse fitta la copertura degli alberi in un'epoca in cui nessuno poteva fotografarla. Lo studio pubblicato su Science il 13 agosto 2026 propone quel modo e lo applica a un solo bacino sedimentario del Wyoming, l'Hanna Basin.

Come si misura la chioma di una foresta scomparsa

Dal comunicato dell'Università del WyomingI ricercatori hanno usato frammenti fossili di cuticola, la pellicola che riveste la foglia, raccolti in oltre dieci anni di campagne sul terreno. La forma delle cellule dell'epidermide conservate in quei frammenti dipende da quanta luce riceveva la foglia: le foglie cresciute all'ombra hanno cellule con un rapporto fra lunghezza e larghezza più alto, cioè più allungate e sottili. Misurando quel rapporto su molti frammenti si risale a quanta ombra c'era, e quindi a quanto era fitta la chioma sopra di essi. Il comunicato indica che è la prima volta che l'indice di superficie fogliare viene calcolato in questo modo.

Chiarimento

L'indice di superficie fogliare è il rapporto fra la superficie totale delle foglie di un popolamento e la superficie di terreno che quelle foglie coprono. Vale poco meno di uno in una prateria rada e diversi punti in una foresta pluviale, dove sopra ogni metro di suolo si sovrappongono più strati di fogliame. Non misura quanti alberi ci sono, ma quanta foglia c'è: una foresta può perdere chioma senza perdere alberi, perché le piante stressate riducono la superficie fogliare prima di morire. È l'unica grandezza di questo genere che i satelliti seguono su scala planetaria, e il fatto che ora si possa ricavare anche dai fossili permette di mettere il passato e il presente sullo stesso asse.

Che cosa hanno trovato

Riportato dal notiziario di NatureAll'inizio del Massimo Termico la copertura della chioma aumenta. Poi, nell'arco dei millenni successivi, l'indice di superficie fogliare scende bruscamente del 61%, e la copertura resta inferiore del 35% per decine di migliaia di anni, fino alla fine dell'evento. Il riscaldamento è durato più di 150.000 anni, con un aumento della temperatura media globale indicato fra 5 e 9 gradi Celsius. Alle medie latitudini gli alberi a foglia larga lasciano il posto a paesaggi dominati dalle felci.

Dal comunicato dell'Università del WyomingIl comunicato dell'ateneo, uscito il 13 agosto 2026, indica che durante l'evento la concentrazione di anidride carbonica è almeno raddoppiata e la temperatura è salita di circa 8 gradi Fahrenheit. Cita fra gli autori, oltre a Regan Dunn e a Ellen Currano, la ricercatrice Kymbre Skersies, e fra gli enti coinvolti anche la Penn State University; alle campagne hanno partecipato una dozzina di studenti.

Attenzione

Le due cifre sulla temperatura non coincidono: 5-9 gradi Celsius nel notiziario di Nature, circa 8 gradi Fahrenheit — cioè, per nostra conversione, circa 4,4 gradi Celsius — nel comunicato dell'Università del Wyoming. Le fonti non dichiarano se si riferiscano alla stessa grandezza, per esempio la media globale in un caso e il valore locale nell'altro. Riportiamo entrambe attribuite a chi le dice e non ne adottiamo una come nostra.

Chiarimento

Che l'anidride carbonica faccia bene alle piante è vero in condizioni controllate: a parità di tutto il resto, più anidride carbonica significa fotosintesi più efficiente. Il risultato di questo studio non contraddice quel meccanismo, lo colloca. Nel mondo reale l'aumento del gas arriva insieme al caldo e alla siccità, che stressano gli alberi e ne uccidono una parte; l'infittimento iniziale della chioma e il crollo successivo raccontano proprio la successione dei due effetti, prima il beneficio e poi il conto. È la ragione per cui un esperimento in serra e una foresta vera possono dare risposte opposte alla stessa domanda.

Il paragone con oggi, e quello che non dimostra

Dichiarazioni nel comunicato del Natural History Museum of Los Angeles CountyRegan Dunn, che firma lo studio come primo autore ed è vicedirettrice aggiunta e curatrice associata del Samuel Oschin Global Center for Ice Age Research ai La Brea Tar Pits, dice: «We are putting CO₂ into the atmosphere faster than any known natural process» — stiamo immettendo anidride carbonica in atmosfera più velocemente di qualsiasi processo naturale conosciuto. Ellen Currano, paleoecologa e professoressa all'Università del Wyoming, aggiunge: «Too much carbon dioxide is a bad thing for forests because the accompanying warming and drying stresses the trees and kills many of them» — troppa anidride carbonica è una cosa negativa per le foreste, perché il riscaldamento e l'inaridimento che l'accompagnano stressano gli alberi e ne uccidono molti.

Riportato da GizmodoNella sua ripresa Gizmodo colloca il risultato accanto ad altri dati sul presente: un'inversione della tendenza all'inverdimento globale intorno all'anno 2000 su circa il 90% della superficie vegetata e una possibile riduzione fino al 20% della capacità di immagazzinare carbonio entro il 2100. Sono cifre che non compaiono nei comunicati degli enti che firmano lo studio e che non abbiamo potuto verificare alla fonte: le riportiamo come dati riportati e non le usiamo per trarne conseguenze.

Attenzione

Lo studio riguarda un solo bacino sedimentario e un solo evento del passato. Non è una previsione su che cosa faranno le foreste oggi: è una misura di che cosa hanno fatto quelle foreste allora, con un metodo nuovo che andrà applicato ad altri luoghi prima di poterne generalizzare il risultato. Il paragone con il presente è degli autori, ed è dichiarato come tale.

Perché è importante

  • Il metodo, non solo il risultato: se la forma delle cellule di una cuticola fossile permette di calcolare l'indice di superficie fogliare, lo stesso numero che i satelliti misurano oggi può essere ricostruito per epoche in cui nessuno lo misurava.
  • La forma della curva conta più del valore finale: prima la chioma si infittisce, poi crolla. Un dato preso all'inizio dell'evento avrebbe raccontato l'opposto di quello preso dopo qualche millennio.
  • La scala dei tempi è il punto scomodo: la vegetazione impiega decine di migliaia di anni a tornare come prima, mentre secondo gli autori l'immissione di anidride carbonica oggi in corso è un ordine di grandezza più rapida di quella antica.

Domande dirette

Che cosa è stato misurato esattamente?
L'indice di superficie fogliare, cioè quanta superficie di foglie sta sopra ogni unità di terreno, ricavato dalla forma delle cellule dell'epidermide conservate nei frammenti di cuticola fossile raccolti nell'Hanna Basin, in Wyoming.
Di quanto si sono diradate le foreste?
Secondo la ripresa del notiziario di Nature l'indice crolla del 61% nei millenni successivi all'inizio dell'evento e la copertura resta più bassa del 35% per decine di migliaia di anni, fino alla fine del Massimo Termico Paleocene-Eocene.
Perché questo articolo è etichettato B e non A?
Perché non siamo riusciti a leggere la fonte primaria: la pagina dell'articolo su Science risponde 403. I dati vengono dai comunicati degli enti che firmano lo studio e dalle riprese giornalistiche, tutte concordi, ma senza lettura diretta dello studio il livello non sale.

Fonti consultate

Le fonti indipendenti sono contate per radice: più testate che riprendono lo stesso comunicato valgono una fonte, non quattro.

Come abbiamo redatto questo articolo

Abbiamo raccolto le fonti elencate sopra e un redattore ha scritto il testo a partire dai soli fatti così raccolti, un supervisore indipendente ha riletto le fonti primarie senza influenze dal lavoro del redattore, e con una serie di controlli automatici deterministici ha verificato le soglie di verifica, la coerenza dei dati e ha soltanto integrato spiegazioni di dettaglio e approfondimento, senza mai aggiungere fatti. Abbiamo dunque pubblicato La Notizia Giusta Verificata su più fonti e Spiegata nel dettaglio.